Cultura ed Eventi

Egregio abbreviato: come scriverlo correttamente? E quando si usa questo termine?

Non è insolito trovare la parola “egregio” in forma abbreviata nell’intestazione iniziale di una lettera. Ma come si scrive correttamente questa forma abbreviata? E come si usa questo termine?

Significato del termine e come scrivere la forma abbreviata

La parola “egregio”, secondo il dizionario Treccani, deriva dal latino egregius, che si traduce come “che esce dal gregge”. Nel linguaggio comune, indica qualcuno o qualcosa che esce dall’ordinario, eccellente, insigne o che ha dei particolari pregi.

Nelle intestazioni delle lettere, tuttavia, ha un significato generico, e viene scritto in forma abbreviata “egr.“, e si può trovare in questo modo: “Egr. Sig. Rossi”, in una lettera o una comunicazione ufficiale.

Alcune frasi

Oltre che per le lettere, la parola egregio può essere usato in diverse frasi, e qui ne vengono riportate alcune, scritte o pronunciate da autori famosi:

  • “Siano pure detti poeti anche coloro che i greci chiamano fisici, dal momento che il fisico Empedocle scrisse un poema egregio”, di Marco Tullio Cicerone;
  • “Federigo Borromeo, nato nel 1564, fu degli uomini rari in qualunque tempo, che abbiano impiegato un ingegno egregio, tutti i mezzi d’una grand’opulenza, tutti i vantaggi d’una condizione privilegiata, un intento continuo, nella ricerca e nell’esercizio del meglio“, tratta da I promessi sposi, di Alessandro Manzoni;
  • “All’egregio Piede Destro di Alice / Tappeto Davanti al Caminetto/ Presso il Parafuoco/ Dalla sua affezionatissima Alice”, frase presente nel libro Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carrol;
  • “Egregio signore, non ignoro il valore del vostro prezioso dono di Foglie d’erba. Le trovo la più straordinaria manifestazione d’intelligenza e sapienza, che l’America abbia fin ora prodotto. La loro lettura mi ha procurato viva gioia…”, di Ralph Waldo Emerson;
  • “Credo di aver fatto sia in teatro che in televisione cose egregie: ma nessuno sembra ricordarsene”, di Giorgio Albertazzi;
  • “”Egregio collaboratore, le rimandiamo il suo stupido racconto. Lei è uno scrittore tremendo. Perché ci importuna? Non compreremmo un suo racconto neanche se ci pagasse. Ci lasci perdere. Sparisca. Crepi.” Dev’essere una circolare di rifiuto…”, frase letta da Charles Peanuts, creatore di Snoopy, tratta da una lettera di rifiuto dei suoi racconti da parte di una rivista;
  • “Più che ambire al titolo di dottore, ognuno cerchi di guadagnarsi almeno quello di egregio [da ex gregis = fuori dal gregge] e di pensare con il proprio cervello, avendo in massima cura le tradizioni”, dello scrittore Luciano de Crescenzo;
  • “Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie. Lo so che questo una volta ti piaceva e adesso, all’improvviso, ti dà fastidio. Lo so che fai finta che non esisto e che non sono mai esistita perché non vuoi farebruttafigura con la gente molto colta che frequenti”, di Domenico Starnone, tratta dal suo libro I lacci.

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