Le Erinni, Furie per i romani, erano le dee della vendetta, che perseguivano soprattutto chi uccideva i loro parenti. Ma qual è la loro storia? In quali miti appaiono? Per saperne di più si può continuare a leggere questa pagina.

Descrizione e genealogia

Aletto, Megera e Tisifone, ovvero le Erinni, nacquero dal sangue di Urano, quando quest’ultimo fu evirato da suo figlio Crono, ma in narrazioni successive si riportava che erano figlie di Nyx, la Notte. I loro nomi significano, rispettivamente, inquieta, rappresaglia ed ira invidiosa. Fisicamente, erano rappresentate come vecchie donne alate, vestite di grigio, con serpenti per capelli, bocche spalancate al fine di lanciare urla tremende, e con fruste o torce in mano, che servivano per tormentare le loro vittime.

Secondo il mito, esse avevano il compito di perseguitare chi commette delitti contro la propria famiglia, torturando il colpevole fino a farlo impazzire. Per placarle, era necessario sacrificare delle pecore nere, agnelli, tortore e gli si offriva del vino. Oltre che Erinni o Furie, essere erano chiamate Eumenidi, ossia “le benevole”, appellativo con le quali le si invocava durante i sacrifici per rabbonirle, oppure Semnai, le venerabili, Manie, ovvero folli, ed Ablabie, che significa incontaminate. Virgilio le chiamava anche Dire. Plutarco, poi, ne nomina un’altra, Adrastia, personificazione del rimorso e del castigo divino, ed in un mito una di loro si unì a Poseidone, generando un magico cavallo, Arione, destriero di Adrasto, re di Argo, ed una dei sette contro Tebe.

Nell’antica Roma, una di loro era conosciuta con il nome di una dea oscura, Furina, che aveva un tempietto nella città e le sue cerimonie erano officiate da un particolare sacerdote, il Flamen Furialis.

Miti e cultura di massa

Sono diversi i miti in cui compaiono le Erinni, ed uno da citare sicuramente, è quello di Oreste. Quest’ultimo uccise la madre ed il suo amante per vendicare il padre, ed in una versione queste l’hanno fatto impazzire, ma in un’altra sembra che sia riuscito a placarle, recandosi ad Atene e sottoponendosi al loro giudizio, e riuscì a salvarsi grazie ad Atena ed Apollo. Sono sempre le Erinni, poi, a spingere Medea alla vendetta contro il marito uccidendo i figli, e sempre loro perseguitano il principe greco Acmone, reo di aver ucciso la propria madre, che aveva a sua volta ucciso il marito.

Esse, tuttavia, non sono presente nel mito greco. Dante, infatti, le pone nel sesto cerchio dell’Inferno, nella Divina Commedia, come custodi della città infernale di Dite. In epoca moderna, una di esse è presente nel film Percy Jackson – Il ladro di fulmini, tratto dall’omonimo romanzo fantasy di Rick Riodan, in cui non sembra essere una delle tre del mito, ma cerca comunque di uccidere il protagonista all’inizio della storia.

Di Claudia