Il Rinascimento, tra il Quattrocento ed il Cinquecento, annoverò diverse generazioni di artisti, che diedero un nuovo volto all’arte. Uno di questi fu Andrea Mantegna, e per saperne di più su di lui si può continuare a leggere questa pagina.
La sua biografia
Nato nel 1431 sull’isola di Mantegna, in provincia di Padova, Andrea Mantegna imparò il mestiere di pittore nella bottega di Francesco Squarcione, a Padova, dove apprese delle novità dell’epoca riguardanti le nozioni stilistiche. Proprio nella sua città soggiornò, a metà del Quattrocento, lo scultore Donatello, che vi realizzò una statua equestre ispirata a quella romana di Marco Aurelio, che di sicuro non passò inosservata dal giovane artista.
Sempre a Padova sposò nel 1453 la figlia di un altro celebre pittore, Jacopo Bellini. Con Nicolosia Bellini ebbe diversi figli (se ne contano almeno otto), ma sembra che l’artista abbia avuto anche un figlio naturale, Giovanni Andrea, che divenne a sua volta pittore, ma non si sa la sua data di nascita, né chi sia la madre.
La vera svolta, tuttavia, per Mantegna arrivò con i Gonzaga, nel 1478, e lui fu ingaggiato come pittore alla loro corte di Padova, e nel loro Palazzo Ducale realizzò le sue prime opere importanti. Da Mantova, poi, si spostò anche a Roma, altro periodo fiorente per lui, fino a che negli anni Novanta non tornò nuovamente a Mantova. Fu lì che l’artista morì il 13 settembre del 1506, a 75 anni, in difficoltà economiche.
Le opere più note
Tra le molte opere di Mantegna non si può non citare gli affreschi de la “Camera degli Sposi“. Sulle pareti di tale stanza gli affreschi riportano la vita della famiglia Gonzaga e i momenti più importanti per la loro dinastia, ma ancor più sorprendente è la volta, in particolare il cosiddetto “Oculo”, al cui interno sono rappresentati il cielo e dei putti affacciati a una balaustra, ed intorno alcuni membri della famiglia Gonzaga. Sempre sulla volta, si possono ammirare dei medaglioni in cui sono raffigurati i primi otto imperatori romani, ossia Cesare, Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Galba ed Otone, mentre nei bassorilievi sono riportati episodi mitologici.
Altro celebre dipinto del periodo padovano è sicuramente il Cristo Morto, datato tra il 1475 ed il 1478, oggi conservato nella Pinacoteca di Brera, a Milano. Quest’opera poi fu imitata da altri artisti, come Lelio Orsi o Annibale Carracci, che fecero parte della stessa cerchia di Caravaggio.
Dopo il suo soggiorno a Roma, ritornato a Padova, Mantegna dipense anche dei quadri per lo Studiolo di Isabella d’Este, ovvero Parnaso, opera del 1497, che rappresenta le Muse, il dio Apollo e Venere riuniti sull’omonimo monte, ed il Trionfo della Virtù, del 1502, in cui la dea Minerva scaccia i cupidi che vogliono insidiare Diana. Le due rappresentano, rispettivamente, l’intelligenza umana e la castità. Entrambi i quadri, oggi, sono esposti al Louvre di Parigi.