Il dolmen è un megalite preistorico e fungeva da tomba, ed assieme al menhir è uno dei monumenti megalitici più noti. Ma che differenza c’è tra i due? Dove si trovano? A cosa servivano?
Il dolmen
Per capire la differenza tra questi due megaliti, è bene saperne di più su entrambi. I dolmen sono situati sia in Oriente che in Europa, ed in Italia è possibile ammirarli in Liguria, in Puglia, in Sicilia ed in Sardegna.
Il nome “dolmen” è di origine bretone, e significa “tavola di pietra”, dovuto probabilmente al fatto che essi sono formati da pietre rudi ed orizzontali, posizionate in maniera fissa e dritta nel suolo. Essi fungevano da sepolture collettive in epoca preistorica, anche se in passato sono stati scambiati per altari pagani. Erroneamente, sono state attribuiti a celti e bretoni, ma ci sono diverse credenze popolari che hanno questa origini e li riguardano. Ad esempio, una credenza popolare bretone dice che la notte di Natale essi si aprano, facendo vedere i tesori nascosti.
In Italia, la regione con la maggior numero di dolmen è la Sardegna, che ne annovera circa 215, soprattutto in Gallura, e risalenti al periodo Neolitico. Oltre che fungere da sepolcri familiari, sembrava che fossero dei veri e propri santuari religiosi, da cui osservare i movimenti degli astri. Uno dei più imponenti, è sicuramente il dolmen di Sa Coveccada, nel comune di Mores, costituito da tre lastre lunghe circa cinque metri.
Il menhir
Anche i megaliti chiamati menhir risalgono all’epoca neolitica e diffuse in vari paesi. In Italia, sono sempre diffusi principalmente in Sardegna, ma anche in Puglia, Sicilia, Liguria, Piemonte e Lombardia.
Il loro nome è sempre di origine bretone e significa “pietra lunga”, ma non comprendono un gruppo di pietre. Di essi, infatti, vi si trova sempre una pietra, dalla forma squadrata, sempre infissa in terra. Le loro funzioni, tuttavia, non erano solo di tipo funerario (potevano, infatti, indicare il ruolo di sepoltura di qualcuno): in alcuni casi, erano idoli pagani e potevano essere stati scolpiti per incidere simboli e raffigurazioni divine, oppure per delimitare i confini tra i diversi territori.
Questi megaliti, in Italia, erano sempre concentrati in gran numero in Sardegna, tanto che se ne potevano contare fino a 740, per lo più levigati, e si diceva che la loro simbologia poteva riguardare il fallo e la fecondità. Tuttavia, non esiste ancora una teoria comprovata su a cosa servissero, ma un’altra teoria credeva che fossero una sorta di orologi, che avevano lo scopo di segnare il tempo di equinozi e solstizi.
Nel Seicento, tuttavia, sembra che fossero nato delle storie su questi megalatici, che si diceva fossero stato posizionati dal diavolo, o fossero dimore di orchi o giganti, o persone reali pietrificate.