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Le donne al governo: difendono davvero meglio i loro paesi dal Coronavirus?

Lo dicono le statistiche e vari quotidiani che i paesi con le donne alla guida del governo stiano affrontando meglio l’emergenza del COVID-19. Per saperne di più, si può continuare a leggere questa pagina.

Le leader europee

Si può dare uno sguardo già alla Germania, con a capo del governo la cancelliera Angela Merkel, che ricopre questo ruolo dal 2005. Secondo gli ultimi dati, risalenti al 16 aprile, sembra che la Germania abbia il tasso più basso di mortalità, anche grazie al sistema sanitario.

Tra i paesi che hanno adottato da subito le restrizioni necessarie, c’è la Norvegia, guidata da Erna Solberg. Dagli ultimi dati, risalenti sempre alla metà di aprile, sembra le vittime del Coronavirus siano state solo 150, e la premier norvegese è stata una dei pochi a rivolgersi ai più piccoli (che forse in Europa saranno tra i primi a tornare a scuola), per spiegare l’emergenza. Lo stesso ha fatto la leader danese Mette Frederiksen, che ha chiuso le scuole fin dall’inizio della pandemia, e nel suo paese, si sono registrate circa 6681 contagiati e 309 sono deceduti. Sembra che in Danimarca i bar, i ristoranti e altri locali potranno riaprire dal 10 maggio.

Sanna Marin, la più giovane leader della Finlandia, ha anch’essa adottato subito delle misure restrittive, mettendo a disposizione non solo le scorte di prime necessità, ma anche camici e mascherine (procedura che la Finlandia adottò già dai tempi della guerra fredda). Sembra che finora si siano registrati solo 72 decessi, nel paese.

Non meno previdente è stata la leader Katrìn Jakobsdóttir, premier dell’Islanda, che ha offerto tamponi gratuiti a tutta la popolazione. Attualmente, i morti per Coronavirus in Islanda sono solo otto e i contagiati più di 1700, e sembra che dal 4 maggio riapriranno diversi esercizi commerciali, tranne bar, ristoranti e palestre.

Le leader dei paesi extra-europei

In Asia, a Taiwan, è stata la leader Tsai Ing Wen, a mettere in atto 124 misure restrittive già da gennaio, per evitare i contagi, e aumentano la produzione di mascherine, nonché facendo tracciamento dei contagiati. Il governo ha imposto, inoltre, una quarantena di quattordici giorni, per chiunque fosse rientrato nel paese dall’estero. Ad aprile, i casi registrati di contagiati sono stati 395 e sei i decessi.

Un altro paese che ha registrato pochi decessi, dal 13 marzo (data di inizio del lockdown), è la Nuova Zelanda (nove morti), sotto la guida di Jacinda Ardern, il cui mandato è iniziato nel 2017, che ha adottato un piano di gestione, sconsigliando spostamenti regionali, isolando i casi positivi e mettendo in quarantena chi veniva dall’estero. Sia il suo metodo che quello di Senna Marin sembra che siano stati tra più efficaci, visto che si prefiggevano di “eliminare” il virus, anziché “contenerlo”.

Non sono, tuttavia, da dimenticare le dottoresse, le infermiere e le operatrici sanitarie che sono in prima linea contro il COVID-19, sia in Europa che all’estero. Tra esse, si possono citare le tre ricercatrici italiane del team dell’Istituto Spallanzani: Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti

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