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Il calcio femminile è stato apprezzato o no dagli italiani, negli ultimi anni?

In Italia, il calcio femminile non è mai stato molto seguito (per non dire apprezzato), ma nel 2019 sembra che un italiano su tre abbia seguito le partite disputate dalle azzurre. Ma cosa pensano veramente gli italiani del calcio femminile?

La nazionale di calcio femminile italiana

Per prima cosa, è bene soffermarsi sulla nazionale di calcio femminile italiana. Nata negli anni Sessanta, ha disputato la sua prima partita nel 1968, a Viareggio, contro la Cecoslovacchia, che vinse due a uno. Successivamente, partecipò a diversi tornei e partite amichevoli non ufficiali, ma è solo dal 1984, quando la UEFA cominciò a organizzare campionati mondiali, sia per le gare maschili che per quelle femminili, che la FIFA cominciò ad organizzare gare per le squadre femminili, pari a quelle maschili.

Fino ad oggi, la nazionale femminile di calcio italiana si è aggiudicata il titolo di campione nel torneo del Mundialito per il Club, un torneo non ufficiale, organizzato da Canale Cinque negli anni Ottanta, per ben tre volte. Al campionato mondiale, è arrivata ai quarti di finale, nel 1991 e nel 2019. In quest’ultimo anno, ha perso contro la Francia. Nel campionato europeo, si è aggiudicata due volte il secondo posto.

La nazionale azzurra nel 2019

Sebbene siano arrivate i quarti di finale, le azzurre hanno comunque raggiunto un successo maggiore, rispetto agli altri anni, visto che durante la rassegna iridata sono stati registrati ben ventuno milioni di interessati.

Secondo le rivelazioni di Ipsos e di Sponsor Value di StageUp, la nazionale ha ottenuto maggiori ascolti per lo spirito di squadra e la modernità che hanno dimostrato sia le giocatrici, sia la loro allenatrice. In particolare, sono state apprezzate dal pubblico femminile per il rispetto delle regole, mentre gli uomini dalla eleganze delle calciatrici e dal loro fair play.

E’ vero, tuttavia, che la nazionale di calcio femminile ha ancora molta strada da fare, visto che molti (non solo in Italia) considerano ancora il calcio uno sport maschile. L’entusiasmo che le azzurre hanno suscitato, dovrà essere mantenuto vivo, continuando ad impegnarsi, soprattutto se si vuole superare la vecchia legge che non vede le calciatrici come atlete professioniste. Lo stesso capitano della squadra, Sara Gama ha detto che bisogna dare già alle bambine le stesse possibilità dei maschi, se lo desiderano.

Per le calciatrici italiane (e straniere), insomma, affermarsi nei campionati di calcio non è solo una vittoria sportiva professionale, ma anche una conquista nella lotta alla parità.

Le protagoniste

Ai mondiali femminili di calcio del 2019, della rosa delle nazionale, si possono citare:

  • Sara Gama, capitano della squadra, difensore della Juventus, è nata a Trieste, da madre friulana e padre congolese;
  • Lara Giuliani, nel ruolo di portiere, milanese, anch’essa giocatrice della Juventus;
  • Valentina Bergamaschi, attaccante del Milan, gioca dall’età di nove anni;
  • Cristiana Girelli, lombarda, anche lei si è appassionata al calcio fin da piccola.

Insieme ad alcune giocatrici, non si può citare la loro allenatrice, Patrizia Panico, romana, ex attaccante, ha cominciato il suo lavoro di allenatrice nel 2016, iniziando prima come assistente tecnico per la squadre maschile Under 15 della Nazionale Italiane.

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