Diversamente dalla religione buddista, quella degli indù non crede nella resurrezione del corpo materiale. Infatti, nell’induismo, la morte coinvolge solo il corpo fisico, perché l’anima continua a vivere. Secondo le sacre scritture di questa religione orientale, l’anima rappresenta uno spirito che nessuna arma può trapassare e nessun fuoco può ardere. L’anima è di natura libera, infinita e santa. Alcuni credenti però, nonostante la religione non badi molto all’esito del corpo, fanno comunque seppellire i loro morti oppure, più comunemente, li fanno cremare per poi disperdere le ceneri in un luogo significativo per quella persona. Per gli induisti, le tipiche onoranze funebri attraverso le imprese non esistono, perché sono gli stessi parenti che 24 ore dopo la morte del caro, si occupano di celebrarne la dipartita. In Europa invece abbiamo burocraticizzato la pratica della morte in osservanza dei sentimenti di dolori dei parenti. Per questo le pompe funebri a Roma (funeraliroma.it) Cattolica San Lorenzo, nel pieno spirito della nostra cultura occidentale, supporta le famiglie che hanno bisogno di un aiuto nell’organizzazione del funerale. Sebbene vorremmo avere la forze degli induisti, la nostra politica e il dolore causato dal momento, ci impediscono di avere autonomia sull’organizzazione del funerale.
La cremazione indù
Nella tradizione induista, tranne per i neonati, tutti coloro che passano a miglior vita vengono sottoposti alla cremazione. Il defunto coinvolto viene condotto su una barella all’interno del luogo della cremazione ed è consentito il trasporto mediante un veicolo. Nel caso in cui il veicolo venga utilizzato per il trasferimento, allora il maschio più grande insieme ad un altro, hanno l’obbligo di accompagnare la cassa. Secondo la religione è consentito solo agli uomini partecipare all’evento della cremazione. Quella della presenza dei maschi è presente anche nella storia le cremazioni induiste, che anticamente si svolgevano sulle rive del Gange, in India: la famiglia che aveva assistito alla morte del proprio caro costruiva una pira, mettendogli sopra il corpo. Il figlio più grande eseguiva il Karta (in assenza del figlio maschio allora il maschio più grande avrebbe svolto questo compito), un rito per cui avrebbe girato intorno alla pira per sette o tre volte, recitando una formula benefica e cospargendo di acqua santa la pira funeraria. Il maschio più grande metterà nella bocca, negli occhi e nelle narici del defunto delle gocce di burro, per poi dare fuoco all’intera salma.
Dopo il rito
In seguito alla cremazione, è previsto il ritorno a casa di tutti i componenti della famiglia, i quali devono lavarsi e cambiarsi indossando dei nuovi vestiti. In seguito alla purificazione, la famiglia si riunirà per un pasto, mentre il sacerdote visiterà la famiglia a casa per purificare la casa stessa con l’incenso. Il giorno che segue la cremazione è un giorno molto delicato, perché il figlio maschio maggiore ritornerà nel luogo dove è stata cremata la salma per raccogliere le ceneri. Nonostante storicamente le ceneri dovevano essere versate solo ed esclusivamente nel fiume Gange, oggi è sempre più diffusa l’usanza di gettare le ceneri anche in altri fiumi, per tutti gli induisti che vivono fuori dalla loro India.