Giornalista e scrittore, Dino Buzzati fu soprattutto un poeta, ed uno dei suoi romanzi più noti è Il deserto dei Tartari. Per saperne di più su di lui e la sua opera, si può continuare a leggere questa pagina.
La vita di Buzzati
Dino Buzzati nacque a Belluno nel 1906, da padre giurista e madre veneziana. Lui si laureò in legge nel 1928, e dopo venne assunto come cronista dal Corriera della sera di Milano. Fece la gavetta frequentando ogni notte ospedali e questure, e scrisse una delle sue pagine più belle quando ci fu il delitto Fort, nel 1946.
Per quanto riguarda i suoi romanzi e racconti, lui traeva ispirazione dalla gente e dalla vita di tutti i giorni, e c’è chi riteneva che si ispirasse a Kafka, visto che entrambi gli autori ponevano al centro delle loro tematiche l’angoscia e la fragilità dell’uomo. I suoi primi personaggi si muovevano in un’atmosfera surreale, ma il vero successo arrivò proprio con Il deserto dei Tartari, uscito nel 1940. A partire dagli anni Sessanta, poi, Buzzati si cimentò con altri genere, come la fantascienza, e si dedicò anche alla pittura, illustrando con le sue opere i racconti del libro I miracoli di Van Morel.
Si sposò nel 1966, con Almerina Antoniazzi, una giovane modella, ma il loro matrimonio durò pochi anni in quanto Buzzati morì nel 1972, per un tumore al pancreas. Le sue ceneri sono state sparse poi sulle Dolomiti nel 2010.
Il deserto dei Tartari
Questo romanzo è ambientato in un paese immaginario, ed esso segue la vita del tenente Giovanni Drogo, assegnato alla Fortezza Bastiani, ai confini di una pianura denominata proprio “deserto dei Tartari”. Negli anni, tuttavia, la Fortezza si svuota, ma Drogo continua a guidarla, per contrastare i Tartari.
Il giorno della visita medica, tuttavia, anche se lui risulta inabile, decide di rimanere alla Fortezza, sperando di ispirare anche i suoi compagni. Un giorno, finalmente, degli uomini arrivano nella pianura e la Fortezza si rianima. Tuttavia, i soldati non sono Tartari, ma soldati del Regno confinante venuti a delineare le frontiere. Quattro anni dopo, Drogo torna a casa, ma non riesce più ad adattarsi ai ritmi della città e chiede nuovamente un trasferimento alla Fortezza.
Drogo riesce a tornare alla sua Fortezza, ma passano anni senza che accada nulla ed assiste alla morte di molti compagni. Dopo trent’anni di servizio, diventato maggiore, viene colpito da una malattia al fegato, che lo costringe a stare a letto, mentre fuori è scoppiata una guerra. Drogo così viene fatto evacuare dal suo ex collega, il comandante Simeoni, e morirà in una locanda, arrabbiato e deluso.
Il destino di Drogo, secondo alcuni, non è stato diverso da quello dello scrittore che lo ha inventato: entrambi hanno cercato di contrastare più che potevano la malattia, ed alla fine hanno perso nel crudele gioco della vita, di cui sembra inutile tentare di conoscere le regole.