Max Stirner fu un filosofo tedesco, vissuto nella prima metà dell’Ottocento, noto per essere un esponente della filosofia hegeliana. Ma qual’era il suo pensiero? Qual è la sua biografia?
La sua vita
Johann Caspar Schmidt, diventato noto come Max Stirner, nacque a Bayreuth, in Baviera, nel 1806, da un intagliatore di flauti e sua moglie, entrambi credenti luterani, ma rimase orfano di padre a sei mesi e sua madre si risposò due anni dopo con un farmacista. La sua famiglia si trasferì in Polonia, ma lui ritornò in Baviera a dodici anni per studiare e successivamente si iscrisse all’Università di Berlino.
Dopo la laurea, rifiutò di insegnare e nel 1837 si sposò con la figlia della sua padrona di casa, che morì di parto. Nel 1839 ottenne la cattedra di storia e letteratura presso la Lehr- und Erziehungsanstalt di Mme, e allora cominciò a frequentare un gruppo di giovani Hegeliani, tra cui Engels e Marx. Sempre in tale gruppo conobbe la sua seconda moglie, che sposò nel 1843.
Nel corso degli anni divenne anche giornalistica e pubblicò diverse opere in cui esponeva il suo pensiero, viaggiando spesso, ma negli ultimi anni di vita ebbe diversi problemi economici e fu costretto a lavorare anche come traduttore per pagare i debiti. Morì in povertà nel 1856 per via di un’infezione, a Berlino, dove tutt’oggi si trova la sua tomba nel cimitero protestante di Santa Sofia. Tre anni dopo morì anche sua madre, che da anni soffriva di turbe psichiche ed era ricoverata in un manicomio. Fu solo dopo il 1902 che le sue opere cominciarono a essere tradotte in altre lingue, oltre il tedesco, ed ebbero una fortuna postuma.
Il pensiero di Stirner
Sarebbe lungo spiegare il pensiero di Stirner: egli sviluppò diversi tesi radicali e critiche verso ogni forma di potere coercitivo, e di conseguenza verso qualunque potere istituzionale.
Fu sostenitore di una radicale difesa dell’egoismo, sia etico che psicologico, e criticò fortemente tutto ciò che non è Io, ossia quei “fantasmi” della metafisica, tra cui il concetto di Dio, l’anima, lo spirito, etc, che secondo lui trasformavano a sua volta l’uomo in un fantasma. Si oppose, inoltre, al liberalismo e all’idealismo tedesco hegeliano, nonché ai suoi esiti rivoluzionari. Nella sua opera più nota, L’Unico e la sua proprietà, uscito nel 1845, si può ben trovare la sua posizione riguardo al rifiuto delle religioni e all’egoismo.
Tra le frasi più celebri di Stirner, si possono trovare queste qui riportate:
- Nelle mani dello Stato la forza si chiama diritto, nelle mani dell’individuo si chiama delitto;
- Lo Stato chiama «legge» la propria violenza, e «crimine» quella dell’individuo;
- Nessuna religione ha mai potuto fare a meno di promettere “ricompense”, sia che queste si riferissero all’aldilà che all’aldiquà (lunga vita etc.); l’uomo infatti è avido, e gratis non fa niente;
- Finché tu credi alla verità, tu non credi a te stesso e sei un servo, un uomo religioso. Tu solo sei la verità o, piuttosto, tu sei più della verità, la quale senza di te non è proprio niente;
- Io non mi considero qualcosa di particolare: io mi considero unico.