La scherma in carrozzina è uno sport nato per i disabili che vogliono praticare tale sport, e tale attività rientra nei Giochi paralimpiaci. Ma cosa si sa su di essa? Cosa comporta per chi la pratica?

La scherma in carrozzina e la sua storia

Questo tipo di scherma nacque nel 1948 in Inghilterra, su iniziativa del professor Ludwig Guttman, neurologo e dirigente sportivo sportivo tedesco, per il recupero dei reduci della Seconda guerra mondiale. In Italia, invece, giunse nel 1953.

Sicuramente, l’elemento che più distingue questo tipo di scherma a quello tradizionale, è l’uso della carrozzina, in sostituzione delle gambe. Essa, durante la gara, è fissata alla padana, quasi in ortogonale, e ciò fa in modo che l’atleta dimostri prontezza di riflessi nel portare e parare i colpi, senza indietreggiare.

Sono noti i suoi benefici agli atleti con varie disabilità, da chi ha amputazioni ai paraplegici, in quanto permette di effettuare diversi movimenti, in modo da fungere come pratica riabilitativa.

Le gare e le classificazioni

Nel programma dei Giochi paralimpici, il programma è suddiviso per le gare di fioretto maschile e femminile, spada maschile e femminile, e sciabola maschile e femminile.

Ognuna di queste discipline ha, poi, le sue regole. Nel fioretto, ad esempio, le gare possono essere individuali o di squadra, e le prime non durano più di quattro minuti. Gli schermidori, poi, possono fissare la spada con una fascia o un nastro adesivo alla mano.

Sempre tre, invece, sono le classi, che si distinguono per le disabilità degli schermidori, e ciò implica una diversa posizione delle carrozzine durante le gare, ossia:

  • la classe A, per gli atleti che possono muovere il tronco liberamente e mantenere un equilibrio;

  • la classe B, in cui rientrano gli atleti con una ridotta funzionalità del tronco ed uno scarso equilibrio, oltre che l’assenza di movimento delle gambe;

  • la classe C, per atleti che hanno disabilità a tutti e quattro gli arti, e questa classe non è inclusa nel programma estivo dei Giochi paralimpici.

Il “volto” di questa disciplina, negli ultimi anni, è diventata Bebe Vio, campionessa mondiale ed europea, che pratica il fioretto, e lei stessa ha dichiarato così: “Ho sempre saputo che avrei potuto ricominciare a fare scherma. Quando ho chiesto ai medici mi hanno, diciamo, sputato, in un occhio. Quando l’ho chiesto a quelli delle protesi, si sono messi a ridere. Però io fin da subito ho capito che sarei riuscita a ritornare”.

Tra gli altri schermidori, sempre nella disciplina del fioretto, si può citare anche Luigi Zoghi, che terminò la sua carriera di atleta nel 1994, vincendo sette bronzi, tre agenti e un oro. Nel 2020, poi, l’Italia si piazzò alla Coppa del Mondo di scherma paralimpica terza, grazie ad Alberto Morelli, senese e membro della squadra della sciabola, grazie al quale la squadra azzurra superò l’Ungheria.

Di Claudia