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Pubblicato il 15 maggio 2018, alle 20:43

Miele lariano. Coldiretti: “Compromessa la raccolta della varietà acacia”

Coldiretti Como-Lecco: “Freddo e pioggia lasciano le api nelle arnie”.


Una delle arnie dell'apicoltura

Immagine d’archivio

COMO-LECCO – Per la raccolta del miele d’acacia, uno dei più remunerativi per gli apicoltori delle due province lariane, anche il 2018 si conferma un anno difficile, con un’alternanza climatica che non favorisce, anzi ostacola, lo sviluppo delle famiglie di api, che escono a stento dalle loro arnie e, quindi, non riescono a produrre. Una serie di stagioni negative che si protrae da oltre tre anni e alla quale, purtroppo, si allinea anche il 2018.

Calo superiore al 50%. A tracciare il quadro della situazione è la Coldiretti Como-Lecco, che precisa: in alcune zone delle due province, specie dove l’elevata escursione termica lascia il campo all’acuirsi del freddo, si tratta di una nuova ecatombe. Altrove la situazione è a macchia di leopardo, «ma si va comunque verso una stagione tutt’altro che felice per la raccolta del miele d’acacia», come rimarca il presidente di Coldiretti Como-Lecco Fortunato Trezzi. Ad oggi il calo produttivo medio nell’area lariana è superiore al 50%, in linea con i dati riscontrati a livello regionale.

Api in sofferenza. «La sofferenza delle api – precisa Trezzi – è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e, anche nelle nostre province, si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli effetti del clima aggravano quindi il già pesante deficit registrato nel 2017 nelle province lariane».
Mancano ancora dati effettivi (la smielatura si concluderà tra circa 15 giorni), ma per il miele di acacia il calo di produzione è ormai accertato.

Le testimonianze. Quadro critico tra la Val d’Intelvi e la Val Cavargna, dove l’apicoltore Cesare Bari, di San Bartolomeo Val Cavargna, evidenzia con particolare sconforto come «per il raccolto del miele di acacia si vada a sfiorare, anche quest’anno, una perdita pressoché totale».
Per la Brianza lecchese, ecco la testimonianza di Fabio Villa, di Casatenovo: «Un calo c’è stato ma, quantomeno, siamo riusciti a raccogliere il millefiori primaverile che l’anno scorso non ci è stato possibile produrre. Presto, prestissimo per fare bilanci: finora sono uscite dagli alveari solo le famiglie più resistenti e dobbiamo ancora smielare il raccolto dell’acacia. Ma è evidente che si tratterà comunque, per la nostra zona, di un’annata medio-bassa».

Verificare l’origine. Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, la Coldiretti lariana, che giudica “spesso di bassa qualità”, consiglia di “verificare con attenzione l’origine in etichetta, oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti”.

 

 

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