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Pubblicato il 11 maggio 2018, alle 15:43

Pesticidi nelle acque lombarde: nel 73% di fiumi e laghi superano i livelli accettabili

I dati dell’ultimo rapporto Ispra. Legambiente: “La Lombardia deve puntare sull’agricoltura pulita”. Codacons: “Dati allarmanti. Maggior presenza in Pianura Padana”.


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Immagine d’archivio (Foto Denti)

LOMBARDIA – Le acque lombarde inquinate dai pesticidi: sono “presenti nel 73% dei fiumi e dei laghi della regione in concentrazioni che superano i livelli accettabili”, secondo i dati pubblicati da Ispra, l’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, nell’ultimo rapporto “Pesticidi nelle acque”, che presenta i dati relativi al biennio 2015/16 provenienti dalle regioni italiane.

I dati Ispra. Per quanto riguarda la Lombardia, di 320 punti di prelievo su fiumi e laghi lombardi, 234 (il 73,1%) sono risultati contaminati da pesticidi, appartenenti a 61 sostanze tra principi attivi e molecole ancora attive derivanti dalla loro parziale degradazione. I pesticidi sono stati riscontrati anche nelle acque sotterranee: precisamente, su 474 punti di monitoraggio della falda, ne sono stati trovati inquinati 125, oltre il 26%. E non si tratta solo di tracce: nella maggior parte dei casi, i referti analitici riportano livelli di contaminazione superiori agli Standard di Qualità Ambientale.
La Lombardia non fa eccezione rispetto alle tendenze che Ispra ha indagato con la sua rete di monitoraggio in tutta Italia. Anzi, è la regione che batte tutte le altre quanto a superamenti dei livelli considerati accettabili: in 158 punti della rete di monitoraggio delle acque superficiali si misurano concentrazioni di pesticidi superiori alle soglie (quasi nel 50% dei punti di prelievo) e in 50 punti della rete di monitoraggio delle acque di falda.

L’uso di pesticidi in Italia. “I dati Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque italiane sono più di un campanello d’allarme – commentano da Legambiente Lombardia -. L’agricoltura italiana nel suo complesso vede crescere in modo molto preoccupante il proprio peso sull’ambiente e sulla salute, attraverso un uso indiscriminato di prodotti chimici. Nel 2013 – continuano dall’associazione – le vendite erano scese sotto le 120mila tonnellate, ma gli anni 2014 e 2015 hanno segnato una vistosa impennata, con una crescita superiore al 10% che ha portato l’Italia a consolidare la propria posizione al vertice della classifica dei Paesi che consumano più pesticidi in Europa. Secondo i dati Eurostat, infatti, l’Italia impiega oltre il 40% di fitofarmaci in più rispetto alla Francia, sebbene il Paese d’Oltralpe abbia il doppio delle superfici agricole”.
“Si tratta – continua Legambiente – di una tendenza che ha pesanti ricadute sia sulla salute dei consumatori sia sull’ambiente, in particolare sull’inquinamento di acque e suolo, ma anche sulla reputazione vantata dal Made in Italy agroalimentare italiano”.

Pesticidi e salute. «È scorretto affermare che i pesticidi servono a debellare i nemici naturali delle colture: la verità è che essi servono fondamentalmente a intossicare l’ambiente in cui vengono impiegati - dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. Uno studio del Centro Comune di Ricerca di Ispra, infatti, rivela che nell’impiego di insetticidi soltanto lo 0,1% dei principi attivi usati nei campi raggiunge l’obiettivo per cui è stato usato, il resto è destinato a raggiungere le acque superficiali e le falde: gli agricoltori pagano prezzi salatissimi semplicemente per inquinare l’ambiente in cui lavorano».
«Da troppo tempo il settore agricolo è considerato una specie di ‘zona franca’ rispetto all’applicazione di norme adeguatamente severe per la protezione dell’ambiente e delle acque: una situazione che non siamo più disposti ad accettare - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Chiediamo all’assessore regionale Rolfi un deciso intervento. In una regione ad alta intensità agricola e zootecnica come la Lombardia è arrivato il momento di mettere un argine alle incursioni dell’agroindustria sui campi, i cui prodotti sono destinati a diventare alimenti. È ora di finirla con un modello agricolo che dipende così fortemente da prodotti chimici inquinanti. Occorre dimostrare nei fatti di avere a cuore la qualità dei prodotti e la salute dei cittadini, a partire da quelli più esposti a sostanze chimiche tossiche, che sono gli agricoltori stessi».

Il commento del Codacons. Un duro commento sui dati pubblicati da Ispra giunge anche dal Codacons, l’associazione dei consumatori, che, in un comunicato diffuso oggi alla stampa, giudica “allarmanti”.
“Su 35.352 campioni di acque superficiali e sotterranee analizzate in Italia nel biennio 2015-2016 – spiegano dal Codacons -, sono stati trovati, nel 2016, pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio delle acque superficiali italiane e nel 33,5% dei 3.129 punti delle acque sotterranee, con valori superiori agli standard di qualità ambientale per le acque (Sqa) nel 23,9% delle acque superficiali e nel 8,3% delle acque sotterranee”.
“Dati allarmanti per la Lombardia – continua il Codacons -, dove la maggior presenza di pesticidi si concentra nella Pianura Padana, con il 70% delle acque superficiali interessato dalla presenza di sostanze nocive per la salute”.
Infine, il Codacons annuncia: “Scriveremo al Ministero dell’Ambiente, al fine di richiedere un intervento normativo in merito all’utilizzo dei pesticidi in Italia, troppo utilizzati nell’agricoltura moderna. Mancano anche degli adeguati controlli a livello nazionale; serve intervenire con durezza per evitare di trovarci con le falde acquifere inquinate da sostanze nocive per la salute della fauna acquatica e nostra”.

 

 

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