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Pubblicato il 06 marzo 2018, alle 1:41

Riforma Sanitaria: unanime la richiesta di riportare il centro lago e le valli con Como

L’incontro a Menaggio con sindacati, esponenti politici e sindaci del territorio.


Sanità Menaggio Cgil 2018

L’incontro a Menaggio (Foto Denti)

MENAGGIO – “L’azzonamento della Sanità comasca così non funziona”, è questo il parere espresso e condiviso dai sindaci e dagli ormai ex-consiglieri regionali intervenuti venerdì scorso – 2 marzo – ad un incontro sul tema organizzato dalla Cgil di Como. Sul tavolo, in particolare, il futuro dell’area compresa tra Menaggio e Argegno, compreso porlezzese e Valle Intelvi; area in cui, secondo un parere unanime di tutti i convenuti, dopo la riforma si sono registrate forti criticità e disagi.

‘Fare retromarcia’. All’incontro erano presenti sia Alessandro Fermi (Forza Italia), consigliere regionale uscente di maggioranza, sia Luca Gaffuri (Pd), consigliere regionale uscente di minoranza, oltre ai sindaci di Menaggio Michele Spaggiari e di Tremezzina Mauro Guerra.
Unanime è arrivata la richiesta di “fare retromarcia”, qualsiasi sia la maggioranza che uscirà dalle elezioni regionali di domenica 4 marzo.
«Si disse che la sanità di montagna avrebbe avuto ricadute positive sul territorio ma, a due anni di distanza, ancora non si vedono – ha affermato Giacomo Licata, segretario provinciale Cgil Como, presente all’incontro -. La sensazione è che, con questo azzonamento montano, più che unire le forze si siano unite delle criticità e si sia marginalizzata la zona del lago e delle valli. Anche l’ospedale di Menaggio, punto di riferimento importante che tale deve rimanere, non ha avuto particolari vantaggi dalla riforma, ritrovandosi anzi a risolvere i problemi dovuti al nuovo accorpamento con l’azienda ospedaliera di Sondrio, per creare reti che già esistevano con Como».

Il passato e il futuro. A lungo i relatori presenti, da Fermi a Gaffuri e da Guerra a Spaggiari, hanno ripercorso le tappe che portarono, nel 2015, ad accorpare il centro e l’alto lago comasco con la Valtellina e la Valcamonica, ritornando sulle decisioni prese dai sindaci del territorio, su chi fu d’accordo e chi non lo fu, su chi promosse tale suddivisione e chi cercò di cambiarla, sul periodo di prova che non venne applicato e su una decisione che, sempre più, i cittadini vissero come un’imposizione calata dall’alto, lontana dalla realtà del territorio quanto dal portare effettivi benefici.
«La riforma, per quanto riguarda la sanità di montagna, ha fallito – ha detto Gaffuri -: le risorse promesse non sono mai arrivate e non sono state date risposte alle famiglie e agli utenti di un territorio disagiato. Questa riforma non è partita e non ha funzionato».
Ma cosa fare ora? «L’obiettivo, a mio parere, è riportare l’ex ambito 18 (Argegno – San Siro) nell’ATS dell’Insubria con Como», ha affermato Fermi.
«Sono certamente per riportare il centro lago con Como – ha ribadito anche Guerra, da sempre contrario all’azzonamento della riforma -, ma sono stati spesi soldi e risorse per unire il Lario alla Valtellina, ci sono delle responsabilità politiche rispetto a quanto accaduto. Bisogna costruire un nuovo progetto per questo territorio, partendo dai suoi bisogni e dalle sue esigenze, e farlo volgere nuovamente verso Como».
Dello stesso parere anche il sindaco Spaggiari: «Serve un confronto vero tra sindaci, operatori, cittadinanza, e ragionare su un futuro diverso».

Interventi del pubblico. Perfino Ferruccio Rigola, sindaco di Schignano e presidente della Comunità Montana Lario Intelvese, che all’epoca aveva firmato per l’accorpamento con Sondrio, ha voluto intervenire durante l’incontro per rettificare le proprie posizioni di allora e, a nome dei sindaci della Valle Intelvi, chiedere a gran voce di tornare con l’Asst Lariana.
Anche il resto del pubblico, numeroso, composto anche da amministratori e operatori del settore, ha partecipato con calore, chiedendo soluzioni concrete.
«Vogliamo tenere accesi i riflettori su questo territorio, al quale era stato promesso un protagonismo che ancora non vediamo – ha concluso Matteo Mandressi, della segreteria Cgil Como -. Per questo chiederemo immediatamente alla Regione, appena si sarà insediata la nuova giunta, di approntare un progetto con tempi e modalità organizzative per riportare la rete socio sanitaria territoriale del centro lago e l’ospedale di Menaggio con Como».

E. D.

 

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2 Commenti per questo articolo

  1. Graziano tsrelli5 scrive:

    A mio avviso bisogna lottare per obiestivi seri ad esempio costruire centri di eccellenza e non coltivare il proprio orticello che non ha alcun senso. NEl raggio di pochi chilometri ci sono 4 ospedali tutti con le stesse specializzazioni medio basse. L ospedale di Menaggio ha un reparto per la dialisi nonostante ciò tanti sono costretti ad andare in altri ospedali per curarsi .pptenziamolo portiamo un centro di nefrologia all altezza della situazione. Bisogna lavorare mell interesse del cittadino bisogià costruire qualcosa di valido per far si che in caso di problemi seri un un debba recarsi fuori provincia per curarsi es come poteva essere una volta l ospedale di sandalo centro di eccellenza per la traumatologia portando inoltre indotto a tutta la comunità. Smettiamola ripeto di coltivare il proprio orticello

  2. Silvia scrive:

    Mi associo all’appello di lavorare pensando a un bene comune.
    Ed invito anche a non dimenticare le scelte fatte non più di due anni fa: l’incapacità di vedere alcune conseguenze, anche se evidenziate da altri, è palese e dovrebbe far riflettere sia gli elettori ma soprattutto chi ha approvato e firmato per tali decisioni

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