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Pubblicato il 08 novembre 2017, alle 1:02

Varenna. Troppi matrimoni: cerimonie solo per i residenti

Vivace dibattito a Varenna tra parroco e Curia da un lato e sindaco e commercianti dall’altro.


Varenna ed

Varenna (Foto Denti)

VARENNA – Troppi matrimoni a Varenna e il parroco, rimasto solo a reggere più parrocchie, nega la cerimonia a quanti non sono residenti. La Curia appoggia la decisione ma i commercianti non sono d’accordo e avviano un vivace dibattito che finisce per coinvolgere anche il sindaco del paese, Mauro Manzoni.

Il commento del sindaco Manzoni. «L’indicazione della Curia di limitare i matrimoni in Varenna si è resa manifesta con una lettera del vicario pastorale della zona III di Lecco, mons. Maurizio Rolla, ed è stata una sorpresa per tutti noi», commenta Manzoni.
«Si comprendono le motivazioni religiose che suggeriscono di evitare celebrazioni nuziali di persone prive di legami con la parrocchia varennese, tuttavia – aggiunge il sindaco -, posto che a Varenna, da oltre 20 anni, sono stati celebrati tali matrimoni non certo contro la volontà della Curia, ma in base alla discrezionalità del parroco, sarebbe auspicabile il permanere di tale possibilità, pur nella consapevolezza che tale facoltà comporti per l’attuale amministratore parrocchiale di Varenna, reggente più parrocchie, una certa mole di lavoro».
La parrocchia di Varenna, infatti, da qualche mese è amministrata dal parroco di Perledo, don Angelo Viganò.

Portarsi il proprio prete di riferimento. Il sindaco prosegue citando un articolo del Corriere della Sera del 3 novembre scorso in cui si riporta, oltre al numero di matrimoni – che nel 2016 sarebbero stati un centinaio, di cui una quarantina religiosi e il 90% rappresentato da coppie straniere -, anche alcune affermazioni di mons. Rolla volte a chiarire le motivazioni di tale decisione.
«Nell’articolo uscito sul Corriere della Sera – dice il sindaco Manzoni -, lo stesso vicario da un lato motiva la decisione con un fatto oggettivo, quando dice che la situazione che si è venuta a creare (cioè la mancanza di un parroco titolare della parrocchia) non è più compatibile con un numero di matrimoni così elevato, dall’altro lascia uno spiraglio aperto, quando aggiunge che la norma potrebbe essere interpretata in modo meno restringente se gli sposi decidessero di portarsi il loro sacerdote di riferimento».
L’eventualità che le coppie possano portare a Varenna il proprio sacerdote di riferimento, facendosi poi sposare da lui, risolverebbe anche un’altra questione che preoccupa mons. Rolla e cioè l’impossibilità attuale ad accompagnare in un preciso percorso religioso le coppie desiderose di unirsi in matrimonio, con il rischio di far venir meno il significato profondo del rito.

Gli aspetti economici. «Noi speriamo che la contingenza del troppo lavoro per il parroco sia superabile – commenta il sindaco -, e su questo fondiamo la speranza che molte coppie potranno ancora sposarsi in chiesa a Varenna e coronare la propria storia d’amore in un “luogo del cuore”, in questo caso la nostra chiesa di San Giorgio».
«Tralascio di evidenziare – conclude il sindaco Manzoni – gli aspetti turistico-economici che potrebbero discendere da una simile decisione, tanto scontati quanto essenziali allo sviluppo del paese. Aggiungo che, comunque, gli sposi che volessero sposarsi in paese senza riuscirvi si rivolgerebbero comunque ad altra località, a discapito di Varenna, con conseguente perdita di immagine e anche, in ultima istanza, con un significativo svantaggio economico per tutti».
Per quanti volessero sposarsi a Varenna, pur non essendo residenti, resta la possibilità del matrimonio civile, altra importante fonte di introito per gli esercizi commerciali della zona.

E. D.

 

 

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