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Pubblicato il 04 settembre 2017, alle 17:03

Reperti archeologici in mostra per la prima volta, anche dalla Valle Intelvi

Oggetti, fotografie e disegni ricostruttivi risultato della ricerca condotta a Como negli ultimi dieci anni.


zzz-San Zeno Intelvi Cerano 1

Il Monte S. Zeno in Valle Intelvi

COMO-VALLE INTELVI – Per la prima volta verranno messi in mostra i reperti archeologici provenienti dai siti di scavo di S. Fermo della Battaglia e da un ripostiglio sacro dell’Età del Ferro rinvenuto sul Monte San Zeno in Val d’Intelvi. In esposizione urne cinerarie, ornamenti, amuleti, fotografie e disegni ricostruttivi, risultato della ricerca condotta a Como negli ultimi dieci anni.

L’evento. La rassegna, dal titolo: “Prima di Como. Nuove scoperte archeologiche dal territorio”, è organizzata dalla Soprintendenza Archeologica e dai Musei Civici di Como e illustra, accanto alla panoramica sugli ultimi ritrovamenti, le novità scientifiche sulle più antiche fasi di popolamento della zona, mettendo in risalto il valore e il significato del ricco patrimonio archeologico comasco precedente alla fondazione della colonia romana.
Urne cinerarie e vasi per offerte dalle forme inconsuete, ornamenti in bronzo, ferro, ambra, pasta vitrea, elementi dell’abbigliamento, amuleti, simboli di status delle antiche popolazioni e preziosissime armi riferibili alla cultura protostorica detta “di Golasecca” caratterizzeranno il percorso espositivo che verrà allestito all’interno della chiesa di S. Pietro in Atrio a Como, dal 30 settembre al 10 novembre 2017. L’allestimento sarà corredato da fotografie e disegni ricostruttivi, video e immagini 3D che forniranno, grazie alle nuove tecnologie, informazioni approfondite finalizzate a coinvolgere un vasto pubblico.

Siti, dati, ricerche. I temi principali della mostra saranno i corredi funerari della prima età del Ferro provenienti dagli scavi di S. Fermo della Battaglia, via per Mornago (2006), e di Grandate, emersi nel 2011 durante la costruzione della nuova Pedemontana; l’enigmatica area religiosa-monumentale del Nuovo Ospedale Sant’Anna (scavi 2007) risalente al VI secolo a.C., costituita da un grande circolo del diametro di 70 m, delimitato da un doppio recinto di pietre con piattaforma centrale ad emiciclo e setti radiali in materiali litici e terre diverse, di difficile interpretazione funzionale; un ripostiglio sacro dell’Età del Ferro rinvenuto sul Monte San Zeno in Val d’Intelvi.
Verranno inoltre illustrati i più recenti dati archeobiologici sul clima, la vegetazione, l’alimentazione umana in età protostorica; e, infine, i risultati della nuova ricerca condotta sul Carro cerimoniale del V secolo a.C. della Ca’ Morta (custodito nei Musei Civici di Como) dal prof. Bruno Chaume dell’Università della Borgogna, direttore del programma “Vix et son Environnement” che ha messo in evidenza una stretta parentela con i coevi carri di ambito culturale hallstattiano, rinvenuti nel Centro Europa.

Un po’ di storia. Questi ultimi ritrovamenti contribuiscono ad accrescere il ricco patrimonio archeologico del centro protostorico che ha preceduto la fondazione di Como, le cui origini risalgono al I millennio a.C. Prima della città romana, infatti, i rilievi attorno alla città attuale vedono l’insediamento di villaggi e gruppi di abitazioni: diversi reperti e resti di tombe ne conservano la testimonianza. Nei secoli successivi, in particolare il VI e il V a.C., l’abitato raggiunge la sua massima espansione e ricchezza, concentrandosi soprattutto lungo il versante meridionale della Spina Verde, il parco regionale che si estende sulla fascia collinare a nord-ovest di Como. Fondamentale per lo sviluppo del nucleo abitativo è il suo ruolo di centro di contatto e scambi tra la Pianura Padana, stabilmente occupata dagli Etruschi, e il mondo celtico e quello hallstattiano (dalla cittadina di Hallstatt, nei pressi di Salisburgo) del Centro Europa.

La ricerca. L’ininterrotto stanziamento delle popolazioni nella medesima area fino ai giorni nostri, unito all’intensificarsi delle attività edilizie del secondo dopoguerra, ha nascosto o cancellato i segni dell’insediamento antico. Tuttavia, l’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza Archeologica, in sinergia con le amministrazioni comunali, consente di recuperare sempre nuove testimonianze del passato della città e dei suoi abitanti, garantendone la salvaguardia. La ricerca scientifica – che di recente si è avvalsa della collaborazione con importanti centri di studio internazionali, quali il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) e le Università di Berlino e di Mainz – permette ora di porre in risalto il ruolo della civiltà di Golasecca (cultura preromana che si sviluppa nel I millennio a.C. nel territorio della Lombardia occidentale, Piemonte Orientale, Canton Ticino, che deriva dalla località di Golasecca, sulla sponda varesina del fiume Ticino) nel quadro delle relazioni con le coeve civiltà mediterranee e mitteleuropee.

Informazioni. Il progetto scientifico della mostra è stato redatto da Lucia Mordeglia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio, Varese; Marina Uboldi, Musei Civici di Como; e Stefania Jorio, già Soprintendenza Archeologia della Lombardia.
Per informazioni e prenotazioni gruppi e scuole: Società Archeologica Comense, Piazza Medaglie d’Oro 6 – 22100 Como; tel. 031 269022; didattica@archeologicacomo.it. L’ingresso sarà gratuito.

 

 

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1 Commenti per questo articolo

  1. livio trivella scrive:

    Se ne sa qualcosa in più ? data , luogo… grazie

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