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Pubblicato il 15 novembre 2016, alle 16:46

Morte Veronesi. Il ricordo di Baratelli: “Un grande maestro”

La personale testimonianza del direttore dell’Unità di Senologia dell’ospedale di Gravedona.


Baratelli Veronesi

Il dr. Giorgio M Baratelli e Umberto Veronesi

GRAVEDONA ED UNITI – L’8 novembre scorso, all’età di 90 anni, si è spento nella sua casa di Milano l’oncologo Umberto Veronesi. A pochi giorni dalla cerimonia laica di commiato, svoltasi venerdì scorso a Palazzo Marino, a Milano, un saluto particolare gli giunge anche dal Lario attraverso le parole del dr. Giorgio M Baratelli, chirurgo senologo, direttore dell’Unità di Senologia dell’Ospedale ‘Moriggia-Pelascini’ di Gravedona, presidente della Lilt Como e suo ex allievo.

Umberto Veronesi. Direttore scientifico emerito dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, da lui fondato nel 1991, ministro della Sanità della Repubblica Italiana dal 2000 al 2001 e senatore del Parlamento Italiano nella XVI Legislatura dal 2008 al 2011, “Umberto Veronesi è stato una figura di riferimento per la lotta ai tumori e la cultura scientifica internazionale”, come sottolineano dalla Fondazione che porta il suo nome e da lui stesso fondata nel 2003. A Veronesi si deve in particolare l’impulso fondamentale dato alla chirurgia conservativa in riferimento al tumore al seno. Sono del 1973 i suoi primi studi pioneristici per dimostrare che i tumori di piccole dimensioni possono essere asportati in quadrantectomia, una tecnica che risparmia la rimozione totale della mammella. Un’evoluzione di pensiero oggi acquisita da ogni chirurgo.

Una testimonianza diretta e un ricordo. Ecco il ricordo che il dr. Giorgio M Baratelli conserva dell’oncologo Veronesi e che invia alla nostra redazione per condividerlo con tutti i lettori di Breva News.

“È morto Umberto Veronesi, che ho avuto la fortuna di conoscere e di avere come maestro. Se ne è andato la scorsa settimana, quasi in sordina, perché la notizia è stata in parte oscurata dalle elezioni americane. Averlo avuto come maestro, un grande maestro, mi inorgoglisce. Veronesi è un vanto per tutta la senologia italiana.

È stato un grande perché ha saputo tracciare un sentiero, quello della chirurgia conservativa per il tumore della mammella, proponendo prima la quadrantectomia e poi la biopsia del linfonodo sentinella. Un sentiero in salita e non facile, proprio come lo sono i sentieri di montagna, che si fanno camminando passo dopo passo, con costanza e determinazione.
All’inizio degli anni 70, quando aveva proposto la sua quadrantectomia, in controtendenza in un’epoca in cui il credo dominante si fondava sulla convinzione che l’estensione della demolizione chirurgica aumentava le possibilità di guarigione, era stato considerato quasi un pazzoide, tanto che, come ci raccontava in sala operatoria con il suo sorriso bonario, gli fu proibito l’ingresso in ospedali prestigiosi. Uno su tutti il ‘Memorial Sloan Kettering’ di New York, dove anni dopo anch’io sono stato per un periodo di studio e dove, quasi per una legge del contrappasso, la mia reputazione tendeva ad aumentare quando rispondevo affermativamente alla solita ed inevitabile domanda dei colleghi americani, se conoscevo Veronesi. Quando poi aggiungevo che lo conoscevo di persona, essi esclamavano stupiti: «Realy?!», e mi guardavano con un rispetto tutto particolare.

Sì, lo conoscevo personalmente. Anni fa aveva scritto anche la prefazione del mio primo libro, “Storie di Margherite”. Un onore che avevo ripagato con un pacco di tavolette di cioccolato amaro, apprezzatissime perché Veronesi faceva parte di un club elitario di estimatori del cioccolato. Ancora, l’anno scorso, aveva scritto la prefazione di un altro mio libro-manuale sulle lesioni rare della mammella, lavoro purtroppo ancora nel mio computer a causa della difficoltà a trovare finanziamenti per la pubblicazione.
A proposito di pubblicazioni, quest’estate è uscito il suo ultimo libro, scritto con l’amico Giorgio Macellari, dal titolo “Manuale di etica per il giovane medico – La rivoluzione etica in medicina”. In esso è sintetizzato il suo insegnamento sull’importanza della relazione tra il medico e l’uomo che soffre e sulla necessità di mettere “la persona malata prima di ogni altra cosa”.
La foto che vi allego, e che conservo con orgoglio di allievo, ci ritrae mentre discutiamo su una proposta di revisione del sistema TNM (sistema di classificazione internazionale dei tumori maligni [N.d.R.]) e gli stavo dicendo che avevo scritto un lavoro, poi pubblicato sulla prestigiosa rivista The Breast, dal titolo significativo: “Rethinking the modifications of TNM classification of breast cancer, proposed by Veronesi”. Eravamo a Roma, era il 2006.

Una curiosità: una volta mi aveva confidato che conosceva bene anche il Lario e Gravedona, perché per qualche estate, quando era giovane, era stato a Dongo ed era  uscito varie volte in barca con i canottieri della Falck, l’azienda dove lavorava il fratello ingegnere.

Nei giorni scorsi, ricordando la figura di Veronesi ai miei allievi dell’Accademia di Senologia, ho loro augurato di saper lottare per le proprie idee come ha saputo lottare lui, con ostinazione e determinazione, anche se contrarie al cosiddetto “senso comune”; e ho sottolineato come la grandezza di una persona sta nel fatto che le sue idee, le sue intuizioni, continuano anche dopo la sua morte. Ancora oggi, infatti, l’“eretica” quadrantectomia di Veronesi, poi suffragata dall’evidenza scientifica, continua a salvare i seni di tante donne di tutto il mondo”.

E. D.

 

 

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2 Commenti per questo articolo

  1. Cristina scrive:

    Bravo doctor da paziente condivido in modo speciale le sue parole

  2. Giusi scrive:

    Da paziente operata di quadrantectomia: GRAZIE al dr. Veronesi e Grazie a Lei…

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